STORIE DI ORDINARIA FOLLIA (FISCALE)
Con la Legge n. 186 del 15 dicembre 2014 lo Stato introduce la c.d. Voluntary Disclosure (Collaborazione Volontaria), che diventa ufficialmente operativa il 30 gennaio 2015.
Una procedura fiscale che permette ai contribuenti di denunciare spontaneamente al Fisco capitali o attività finanziarie detenute illegalmente all'estero o mai dichiarate. Consente di regolarizzare la propria posizione beneficiando di sanzioni ridotte oltreché l'esenzione dai reati penali. Una capillare operazione di recupero di capitali detenuti all'estero che all'epoca ha illuso l'opinione pubblica sulla bontà dell'operazione fiscale avviata a livello mondiale.
Successivamente l'A.E. avvia una massiccia campagna di collaborazione con i paesi rientranti nella c.d. black list allo scopo di formalizzare accordi con tali paesi al fine di istituzionalizzare un continuo scambio automatico internazionale di informazioni bancarie.
Tra gli stati presenti nella black list c'è la Santa Sede che nel 2017 entra a far parte della c.d. white list siglando una serie di accordi contro la doppia imposizione e lo scambio di informazioni tra amministrazioni fiscali per gli anni d'imposta dal 2009 al 2015, permettendo così a chi detiene capitali oltre le Mura Leonine di nominare un sostituto d'imposta in Italia per provvedere alla emersione spontanea, ovvero una autodenuncia all'Agenzia delle Entrate dichiarando la provenienza dei capitali e versando le imposte non pagate con sanzioni e interessi agevolati.
Fin qui sembrerebbe tutto regolare. Ma non è così.
Nonostante i due accordi con lo Stato Vaticano, l'unica fattispecie oggetto di accordo ad oggi, riguarda i cittadini italiani che lavorano presso il Vaticano.
Nessun accordo sui conti correnti intestati a italiani e presenti presso la banca del Vaticano (IOR).
Ufficialmente è l'ente finanziario della Santa Sede istituito nel 1942, con sede nello Stato della Città del Vaticano, che si occupa di amministrare i beni destinati a opere di religione o di carità.
Di fatto, l'Istituto per le Opere di Religione (IOR) non è una banca con accesso diretto al sistema finanziario internazionale, ma si appoggia ad altre entità.
Ciò permette una flessibilità e discrezione che costituisce di fatto il Vaticano come il paradiso fiscale per eccellenza.
Lo IOR non ha nessun ufficio o sportello ed è l'unica banca a non avere uffici aperti al pubblico.
Un buco nero dove nessuno ha il coraggio di guardare.
Al suo interno hanno depositato di tutto e principalmente gli introiti derivanti da attività illegali di qualsiasi genere, di tangenti, prime fra tutte quelle collegate allo scandalo del Banco Ambrosiano (Marcinkus, Sindona, Calvi).
Ai clienti viene garantita la massima segretezza, ad esempio. Il conto segreto intestato a quella brava persona di Giulio Andreotti era il n. 001-3-14774-C.
Nonostante ciò, il governo italiano pur avendo stipulato dozzine di accordi internazionali con paesi a fiscalità privilegiata per stanare i correntisti di banche offshore, non ha mai firmato un accordo con il vaticano per conoscere i correntisti dello IOR.
Negli ambienti vaticani circolava la voce che quando Giovanni Paolo II dopo lo scandalo del Banco Ambrosiano richiese la lista dei correntisti dello I.O.R., ebbe come risposta dal consiglio dei cardinali la frase “spiacenti santità, ma la riservatezza dei clienti è sacra”.
Città del Vaticano è stata annoverata dal London Daily Telegrapfnella top ten dei paradisi fiscali off shore.
Si sa, lo Stato italiano non ama particolarmente perseguire gli evasori fiscali, specialmente se annoverati tra i grandi capitalisti.
La coerenza contraddistingue l'operato del governo che già in passato ha manifestato un occhio di riguardo al comportamento fiscale dello Stato Città del Vaticano.
È ormai storia il disinteresse del fisco italiano nei riguardi dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù.
Con sentenza della Corte di Cassazione n.16847 del 1° agosto 2011 si è ribadito che le immunità previste dai Patti Lateranensi ai fini della giurisdizione, riguardano esclusivamente i 30 Enti Centrali della Chiesa Cattolica e Enti gestiti direttamente dalla Santa Sede. Si riconoscono a detti Enti, che pure ricadono in gran parte su suolo italiano, di operare in esenzione da ogni ingerenza da parte dello Stato italiano. Tutti gli altri Enti e Istituti ecclesiastici invece, operando sul suolo italiano, e non annoverati tra gli Enti Centrali, sono soggetti alla legislazione italiana, compresa quella tributaria e fiscale. Nell'elenco dei 30 Enti, allegato alla Convenzione Sociale ratificata tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede in data 16 giugno 2000, ratificata con legge 19 giugno 2003 n.244 Allegato n.1, richiamata nella citata sentenza, non è annoverato l'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.
Nonostante ciò, il Vaticano applica per il Bambino Gesù un comportamento diametralmente opposto, in totale esenzione d'imposta, e per l'ente ospedaliero, e per tutti i suoi dipendenti.
E che dire dell'enorme debito tributario che il Vaticano ha nei nostri confronti?
La Corte Europea ha stabilito cha dal 2007 al 2011 il Vaticano ci deve cinque miliardi di euro di Ici non versata. Il nostro governo cosa fa? Niente, se non pagare le sanzioni per il mancato adeguamento alle raccomandazioni UE. Oltre il danno la beffa!
Cinque miliardi che potrebbero diventare quasi il triplo tenuto conto che la sentenza della Corte ha implicitamente cancellato la prescrizione, aprendo quindi la strada per un potenziale recupero a partire dal 1992, anno di istituzione dell'Ici, per una somma che si aggirerebbe tra i 13 e i 14 miliardi di euro.
Ciro Verrati
Una procedura fiscale che permette ai contribuenti di denunciare spontaneamente al Fisco capitali o attività finanziarie detenute illegalmente all'estero o mai dichiarate. Consente di regolarizzare la propria posizione beneficiando di sanzioni ridotte oltreché l'esenzione dai reati penali. Una capillare operazione di recupero di capitali detenuti all'estero che all'epoca ha illuso l'opinione pubblica sulla bontà dell'operazione fiscale avviata a livello mondiale.
Successivamente l'A.E. avvia una massiccia campagna di collaborazione con i paesi rientranti nella c.d. black list allo scopo di formalizzare accordi con tali paesi al fine di istituzionalizzare un continuo scambio automatico internazionale di informazioni bancarie.
Tra gli stati presenti nella black list c'è la Santa Sede che nel 2017 entra a far parte della c.d. white list siglando una serie di accordi contro la doppia imposizione e lo scambio di informazioni tra amministrazioni fiscali per gli anni d'imposta dal 2009 al 2015, permettendo così a chi detiene capitali oltre le Mura Leonine di nominare un sostituto d'imposta in Italia per provvedere alla emersione spontanea, ovvero una autodenuncia all'Agenzia delle Entrate dichiarando la provenienza dei capitali e versando le imposte non pagate con sanzioni e interessi agevolati.
Fin qui sembrerebbe tutto regolare. Ma non è così.
Nonostante i due accordi con lo Stato Vaticano, l'unica fattispecie oggetto di accordo ad oggi, riguarda i cittadini italiani che lavorano presso il Vaticano.
Nessun accordo sui conti correnti intestati a italiani e presenti presso la banca del Vaticano (IOR).
Ufficialmente è l'ente finanziario della Santa Sede istituito nel 1942, con sede nello Stato della Città del Vaticano, che si occupa di amministrare i beni destinati a opere di religione o di carità.
Di fatto, l'Istituto per le Opere di Religione (IOR) non è una banca con accesso diretto al sistema finanziario internazionale, ma si appoggia ad altre entità.
Ciò permette una flessibilità e discrezione che costituisce di fatto il Vaticano come il paradiso fiscale per eccellenza.
Lo IOR non ha nessun ufficio o sportello ed è l'unica banca a non avere uffici aperti al pubblico.
Un buco nero dove nessuno ha il coraggio di guardare.
Al suo interno hanno depositato di tutto e principalmente gli introiti derivanti da attività illegali di qualsiasi genere, di tangenti, prime fra tutte quelle collegate allo scandalo del Banco Ambrosiano (Marcinkus, Sindona, Calvi).
Ai clienti viene garantita la massima segretezza, ad esempio. Il conto segreto intestato a quella brava persona di Giulio Andreotti era il n. 001-3-14774-C.
Nonostante ciò, il governo italiano pur avendo stipulato dozzine di accordi internazionali con paesi a fiscalità privilegiata per stanare i correntisti di banche offshore, non ha mai firmato un accordo con il vaticano per conoscere i correntisti dello IOR.
Negli ambienti vaticani circolava la voce che quando Giovanni Paolo II dopo lo scandalo del Banco Ambrosiano richiese la lista dei correntisti dello I.O.R., ebbe come risposta dal consiglio dei cardinali la frase “spiacenti santità, ma la riservatezza dei clienti è sacra”.
Città del Vaticano è stata annoverata dal London Daily Telegrapfnella top ten dei paradisi fiscali off shore.
Si sa, lo Stato italiano non ama particolarmente perseguire gli evasori fiscali, specialmente se annoverati tra i grandi capitalisti.
La coerenza contraddistingue l'operato del governo che già in passato ha manifestato un occhio di riguardo al comportamento fiscale dello Stato Città del Vaticano.
È ormai storia il disinteresse del fisco italiano nei riguardi dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù.
Con sentenza della Corte di Cassazione n.16847 del 1° agosto 2011 si è ribadito che le immunità previste dai Patti Lateranensi ai fini della giurisdizione, riguardano esclusivamente i 30 Enti Centrali della Chiesa Cattolica e Enti gestiti direttamente dalla Santa Sede. Si riconoscono a detti Enti, che pure ricadono in gran parte su suolo italiano, di operare in esenzione da ogni ingerenza da parte dello Stato italiano. Tutti gli altri Enti e Istituti ecclesiastici invece, operando sul suolo italiano, e non annoverati tra gli Enti Centrali, sono soggetti alla legislazione italiana, compresa quella tributaria e fiscale. Nell'elenco dei 30 Enti, allegato alla Convenzione Sociale ratificata tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede in data 16 giugno 2000, ratificata con legge 19 giugno 2003 n.244 Allegato n.1, richiamata nella citata sentenza, non è annoverato l'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.
Nonostante ciò, il Vaticano applica per il Bambino Gesù un comportamento diametralmente opposto, in totale esenzione d'imposta, e per l'ente ospedaliero, e per tutti i suoi dipendenti.
E che dire dell'enorme debito tributario che il Vaticano ha nei nostri confronti?
La Corte Europea ha stabilito cha dal 2007 al 2011 il Vaticano ci deve cinque miliardi di euro di Ici non versata. Il nostro governo cosa fa? Niente, se non pagare le sanzioni per il mancato adeguamento alle raccomandazioni UE. Oltre il danno la beffa!
Cinque miliardi che potrebbero diventare quasi il triplo tenuto conto che la sentenza della Corte ha implicitamente cancellato la prescrizione, aprendo quindi la strada per un potenziale recupero a partire dal 1992, anno di istituzione dell'Ici, per una somma che si aggirerebbe tra i 13 e i 14 miliardi di euro.
Ciro Verrati
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