INOPTATO

UNA TRUFFA A DANNO DEI CONTRIBUENTI

Per i non addetti ai lavori è doveroso informare che la Legge 222/85 ha introdotto con l’art. 47, comma 3 (ultimo periodo), una metodologia di distribuzione dell’otto per mille dichiaratamente incostituzionale, un sistema sconosciuto a gran parte dei contribuenti.
Recentemente, nel 2019, il comma 3 dell’art. 47 della Legge 222/85 è stato così modificato:
“A decorrere dall'anno finanziario 1990 una quota pari all'otto per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, liquidata dagli uffici sulla base delle dichiarazioni annuali, e' destinata, in parte, a scopi di interesse sociale o di carattere umanitario a diretta gestione statale e, in parte, a scopi di carattere religioso a diretta gestione della Chiesa cattolica.
Le destinazioni di cui al comma precedente vengono stabilite sulla base delle scelte espresse dai contribuenti in sede di dichiarazione annuale dei redditi. (A decorrere dalla dichiarazione dei redditi per l'anno 2019, per quanto riguarda la quota a diretta gestione statale, il contribuente puo' scegliere tra le cinque tipologie di intervento di cui all'articolo 2 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1998, n. 76, secondo le modalità' definite con il provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate di approvazione del modello 730). In caso di scelte non espresse da parte dei contribuenti, la destinazione si stabilisce in proporzione alle scelte espresse”.

In quell’occasione (evidentemente non c’era la volontà), non si è approfittato delle modifiche apportate per togliere quella parte vergognosa che sancisce la redistribuzione della quota non optata in base alle scelte espresse.
Cosa significa nella sostanza? Significa che una parte di gettito fiscale, contro la volontà dei contribuenti che hanno deciso di non destinare nessuna quota delle imposte versate all’otto per mille, viene destinata arbitrariamente alle associazioni destinatarie dell’otto per mille in proporzione alle quote espresse. Chi ci guadagna da questo “vulnus”? Naturalmente la CCAR (Chiesa Cattolica Apostolica Romana) giuridicamente denominata Stato della Città del Vaticano, che con questo giochetto ci guadagna annualmente qualcosa come 810 milioni che dovevano invece restare nel gettito fiscale.
Circa il 60% dell'otto x mille devoluto annualmente (circa 900 milioni) si riferisce a scelte non espresse dai contribuenti, che invece di ritornare gettito fiscale, vengono redistribuiti in maniera incostituzionale (in forza dell'art. 47 della Legge 222/85) in percentuale alle scelte espresse (circa il 40%). Di quei 900 milioni, circa 810 milioni vengono redistribuiti al Vaticano.
Non bisogna inoltre dimenticare che la Corte dei Conti in merito alle modalità di distribuzione dell'8 x mille ha denunciato un scarso controllo, poca trasparenza e discriminazione tra i soggetti che ne hanno diritto a favore della Chiesa e dello Stato.
Otto per mille: una scelta disinformata.
Circa 1.000 milioni di euro sottratti dal gettito fiscale.
E’ sufficiente sopprimere una riga della Legge n. 222/1985 (art. 47, c. 3 ultimo periodo) per risolvere l’aspetto scandaloso dell’Inoptato.