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ABERRANTE

Quando la destra tenta di costruire un’egemonia culturale, porta in prima serata i propri interpreti più rappresentativi: personaggi incapaci di elaborare concetti complessi, e che si esprimono in modo diretto e privo di filtri, quasi infantile.
Come i bambini che dicono tutto ciò che pensano, senza ancora aver imparato che la maturità richiede di mediare l’istinto attraverso il pensiero critico e l’elaborazione emotiva.
Il contesto televisivo alla fine trasforma anche le castronerie in opinione, ignorando quale danno possano provocare nelle menti di soggetti privi di protezione critica.
Nel caso specifico, due giornalisti di destra hanno tentato di normalizzare lo stupro.
La cosa più aberrante è che non si tratta di un episodio isolato. Anche i parlamentari della destra, in occasione di un recente disegno di legge, hanno normalizzato lo stupro rifiutando di riconoscere centralità al concetto di “consenso”.
I giornalisti intervenuti in prima serata hanno adottato un registro da conversazione da bar: semplificazioni grossolane, provocazioni e assenza di profondità analitica.
Una volta, per confermare la veridicità di una circostanza, si diceva: "lo hanno detto in TV!".
Che la (sub)cultura dello stupro sia una autentica espressione della destra è assodato, lo hanno detto in TV.
Carla Corsetti - Portavoce di Laicitalia