INCIVILTA' ASSOLUTA
La pena di morte rappresenta una forma di inciviltà assoluta.
Uno Stato che, in nome della giustizia, decide deliberatamente di uccidere una persona compie esso stesso un atto di violenza letale.
Il problema non è soltanto giuridico o morale.
È anche culturale. Se lo Stato stabilisce che uccidere può essere una risposta legittima a un omicidio, trasmette alla società un messaggio pericoloso e cioè che la violenza è accettabile quando viene esercitata da chi detiene il potere e viene chiamata “giustizia”.
La pena capitale non è mai un deterrente.
È significativo, inoltre, che alcuni Paesi, come gli USA, continuano a ricorrere alla pena capitale e continuano ad avere tassi di omicidio molto elevati.
La criminalità dipende da molti fattori: disuguaglianza, povertà educativa e culturale, fasce della popolazione in povertà assoluta e fasce in ricchezza elevata, e gli USA rispondono a tutti questi criteri.
La violenza istituzionale è il corollario della povertà culturale e sociale di quella Nazione.
La risposta alla violenza non può essere altra violenza letale esercitata dalle istituzioni.
La giustizia può privare una persona della libertà, può riconoscere la gravità del crimine e può proteggere la società.
Ma non deve togliere la vita.
Lo Stato che applica la pena di morte sta scegliendo la vendetta che ipocritamente chiama giustizia, e sta dimostrando che lo Stato non è più forte della violenza perché sta accettando di combatterla replicandola.
E questa è solo immonda barbarie.
Carla Corsetti
Portavoce di Laicitalia
Uno Stato che, in nome della giustizia, decide deliberatamente di uccidere una persona compie esso stesso un atto di violenza letale.
Il problema non è soltanto giuridico o morale.
È anche culturale. Se lo Stato stabilisce che uccidere può essere una risposta legittima a un omicidio, trasmette alla società un messaggio pericoloso e cioè che la violenza è accettabile quando viene esercitata da chi detiene il potere e viene chiamata “giustizia”.
La pena capitale non è mai un deterrente.
È significativo, inoltre, che alcuni Paesi, come gli USA, continuano a ricorrere alla pena capitale e continuano ad avere tassi di omicidio molto elevati.
La criminalità dipende da molti fattori: disuguaglianza, povertà educativa e culturale, fasce della popolazione in povertà assoluta e fasce in ricchezza elevata, e gli USA rispondono a tutti questi criteri.
La violenza istituzionale è il corollario della povertà culturale e sociale di quella Nazione.
La risposta alla violenza non può essere altra violenza letale esercitata dalle istituzioni.
La giustizia può privare una persona della libertà, può riconoscere la gravità del crimine e può proteggere la società.
Ma non deve togliere la vita.
Lo Stato che applica la pena di morte sta scegliendo la vendetta che ipocritamente chiama giustizia, e sta dimostrando che lo Stato non è più forte della violenza perché sta accettando di combatterla replicandola.
E questa è solo immonda barbarie.
Carla Corsetti
Portavoce di Laicitalia
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