I DIRITTI CHE DIVENTANO PRIVILEGI

Il presidente Meloni si ciba di propaganda populista, non sa fare altro.
Il bollo auto, definita la tassa più odiata dagli italiani: se si decide di abolire il bollo auto (cosa buona e giusta), deve valere per tutti i possessori di veicoli, non per una categoria selezionata. Una misura che nasce per correggere un'ingiustizia non può trasformarsi nell'ennesima agevolazione parziale che crea cittadini di serie A e cittadini di serie B.
La verità è che la tassazione automobilistica, negli anni, si è delineata come iniqua e irrazionale. Il bollo viene calcolato sulla potenza del veicolo, non sul suo valore commerciale reale. Questo porta a situazioni paradossali: automobili ormai prive di un effettivo valore di scambio continuano a pagare importi sproporzionati, del tutto scollegati dal loro valore effettivo. Una distorsione che colpisce soprattutto chi ha redditi bassi e non può permettersi di cambiare auto.
Se si vuole davvero agevolare le fasce più deboli, bisogna intervenire sui criteri di tassazione, non creare nuove categorie privilegiate. Ad esempio, è inconcepibile che oggi un titolare di partita IVA, con un reddito di 85.000 euro, usufruisce della flat tax e paga il 15% di imposta (o addirittura il 5% nei primi cinque anni), mentre un lavoratore dipendente che dichiara un reddito di 8.000 euro (10 volte meno) subisce una tassazione del 23%. Una sproporzione che non ha alcuna giustificazione logica né sociale.
In questo contesto, il bollo auto diventa l'ennesimo tassello di un sistema che non tutela chi ha meno, ma spesso finisce per favorire chi ha di più. Per questo, se il bollo è ingiusto, lo è per tutti. E se lo si abolisce, lo si deve abolire per tutti. Qualsiasi intervento parziale non farebbe che perpetuare le stesse ingiustizie che si dichiara di voler superare.
Ciro Verrati